Gisella viveva da sola all’Aquila, in una casa dove forse non potrà tornare più; questo la rendeva molto triste e preoccupata, essendo abituata alla sua autonomia. Non voleva essere di peso a nessuno, e allo stesso tempo non sapeva adesso dove andare e cosa fare. Ho provato a “ri-raccontare” la sua storia, esplorando le sue risorse, e facendole leggere quello che era successo con gli occhi della figlia. Mi diceva che da quel punto di vista, le cose effettivamente cambiavano: sicuramente la figlia si sarebbe presa volentieri cura di lei, non avrebbe voluto lasciarla sola. Pian piano stava totalmente cambiato prospettiva; era come rifiorita, capace ancora di guardare avanti, nonostante tutto. E mi ha raccontato che lei era una“universitaria”: frequentava l’università della terza età, dove si divertiva molto. Aveva molti amici e le piaceva fare belle passeggiate “sotto i portici”. Riusciva di nuovo a pensare e raccontare i momenti belli della sua vita.
Qualche giorno dopo, quando ci siamo incontrati nuovamente per definire le condizioni  e gli orari della nuova badante mi ha detto: «Vado con mia figlia sulla costa, dove sarà lei sarò anch’io … ho solo lei e adesso ho anche Katia ( la badante  ucraina che si  prenderà cura di lei ) … e anche lei ha solo me e Katia …».

Lascia un commento